Studi sulle terapie per l’insonnia

Studi sulle terapie per l’insonnia

La maggior parte degli studi supportano le modalità farmacologica e cognitivo-comportamentale per il trattamento dell’insonnia a breve termine. Prove da meta-analisi indicano che nonostante gli effetti sono più o meno equivalenti tra le due modalità di trattamento, i due metodi sono diversi:

  • la TCC (Terapia Cognitivo- Comportamentale) potrebbe produrre maggior ampiezze di effetto o maggior effetti sulla qualità del sonno e sulla latenza di induzione al sonno (il tempo che si impiega ad addormentarsi)
  • i sonniferi mostrano effetti maggiori sul tempo totale del sonno

Ma studi di approfondimento hanno rivelato che mentre i miglioramenti nel sonno ottenuti con la TCC vengono mantenuti nel corso del tempo, i pazienti che sono stati sottoposti solo al trattamento farmacologico tendono ad avere una ricaduta dopo l’interruzione. Quindi gli studi approfondimento sulla TCC hanno mostrato un chiaro vantaggio per i risultati a lungo termine.

Trattamenti farmacologici

I sonniferi somministrati ed assunti, sotto le giuste condizioni, possono essere utili per il trattamento dell’insonnia, ma possono avere anche svariati effetti collaterali.  Questo soprattutto quando si è ormai sviluppata una dipendenza e si decide di interromperne l’assunzione.

Quindi quando si tratta di farmaci, cosa vorremmo se avessimo un disturbo del sonno?

  • un sonnifero efficace e sicuro, che abbia un effetto rapido e dia un sonno fisiologico e che sia efficace per l’intera notte e che non influenzi il nostro funzionamento diurno;
  • una cura che non produca dipendenza o assuefazione (l’assuefazione avviene quando si aumenta il dosaggio per avere lo stesso effetto nel tempo);
  • un trattamento che non produca un’insonnia rebound (un fenomeno che si riferisce all’effetto opposto di farmaci quando questi perdono effetto, o quando vengono interrotti).

Per il trattamento dell’insonnia a livello farmacologico è consigliato l’uso di agonisti del ricettore delle benzodiazepine ad azione breve e intermedia, quali l’eszopiclone, il zoplicone e il zaleplon, che hanno avuto prove adeguate e solide per il trattamento a breve termine del sonno. Altri farmaci usati sono, per esempio, gli antidepressivi, preferiti quando si sta trattando depressione o depressione con ansia; vengono inoltre utilizzati antistaminici, antipsicotici, e fitoterapici, come melatonina e valeriana. Tuttavia, non ci sono abbastanza prove sull’efficacia e la sicurezza di questi farmaci.

Considerando i risultati a lungo termine, il limite primario della farmacoterapia è la scarsità di dati riguardo alla sua efficacia. L’uso a lungo termine di ipnotici comporta il rischio di assuefazione o dipendenza. Perciò il trattamento ottimale utilizza il dosaggio minimo efficace e il periodo di tempo terapeutico più breve.

 Trattamenti cognitivo-comportamentali

La TCC (Terapia cognitivo-comportamentale) è stata testata in numerosi studi che hanno riscontrato la sua efficacia nel trattamento dell’insonnia. Inoltre, è stato dimostrato che il trattamento cognitivo comportamentale per l’insonnia, ha effetti positivi e a lungo termine, che perdurano anche dopo la conclusione del percorso terapeutico. Questo perché i pazienti, attraverso la terapia, apprendono tecniche e abilità che possono continuare ad utilizzare nel tempo, e quindi arrivare a controllare l’insonnia.

Che cos’e’ la terapia cognitivo-comportamentale?

La Terapia Cognitivo Comportamentale è una forma di psicoterapia pratica, orientata ad obiettivi a breve termine, che mira a trasferire abilità cognitive e comportamentali utili a modificare pensieri, emozioni e comportamenti fonte di disagio.

Qual’e’ il modus operandi della terapia cognitivo comportamentale?

  • Insegna alle persone a reagire in modo diverso alle situazioni problematiche;
  • Si focalizza sul cambiamento di specifiche azioni utilizzando diverse tecniche per diminuire o eliminare comportamenti che creano disagio e aumentare o acquisire comportamenti che favoriscono una migliore qualità di vita.

Le ricerche dimostrarono ampiamente l’utilità e l’efficacia di questo approccio nel trattamento di numerosi disturbi psicologici e fisici tra cui l’insonnia. La TCC infatti insegna a riconoscere e a cambiare le credenze che influiscono sul sonno, contribuisce a sviluppare buone abitudini e ad evitare comportamenti che impediscono una buona qualità del sonno.

Per esempio, aiutando la persona a rendersi conto che dorme molto di più di quanto pensa (a causa di una sbagliata gestione delle fasi di sonno-veglia o del nostro ritmo circadiano, ciò che rende il nostro corpo pronto a dormire o pronto a essere attivo) e a comprendere che, in realtà, potrebbe essere sufficiente dormire meno di quanto si pensi. Riduce l’ansia  generata dal pensare “non sto dormendo a sufficienza” e paradossalmente permette ai pazienti di acquisire le tecniche necessarie per rilassarsi e dormire meglio. Ad esempio, la quantità minima di sonno necessaria per mantenere una certa prontezza nella maggior parte delle persone è 5 ore e mezza. Questo intervallo è noto come “sleep core” ed è inferiore al tempo che molte persone credono sia fondamentale per sentirsi riposati e “nel pieno delle forze”, ma è considerato sufficiente per il normale funzionamento. Le tecniche cognitive aiutano le persone a identificare, affrontare e sostituire i pensieri negativi e imprecisi relativi al sonno, con pensieri accurati e positivi.

Quali sono le tecniche comportamentali utilizzate nella terapia dell’insonnia?

Le tecniche utilizzate sono molte tra cui vi sono:

  • il diario e la restrizione del sonno: il primo viene utilizzato per registrare l’ora in cui si va a letto, l’ora in cui ci si sveglia, il tempo passato a letto in stato di veglia, il tempo totale di sonno ed altri particolari legati alle abitudini del sonno. Mentre la seconda, ha lo scopo di limitare il tempo trascorso a letto in stato di veglia, riducendolo esclusivamente a quello che viene trascorso dormendo effettivamente.

Altre tecniche prevedono di evitare i “sonnellini” pomeridiani (che diminuiscono il sonno durante la notte), il controllo degli stimoli, l’igiene del sonno e il training di rilassamento.

  • il controllo degli stimoli si basa sui principi del condizionamento classico, per cui stare svegli nel letto per lunghi periodi tempo implica un apprendimento per associazione,  secondo il quale ogni qual volta che si andrà a letto si attiverà in risposta uno stato di veglia e allerta. Per estinguere questa risposta si consiglia di evitare qualunque attività di veglia mentre si è a letto, e se non ci si addormenta entro 15 minuti di alzarsi e cambiare stanza finché non si avverte nuovamente sonnolenza. A quel punto sarà possibile tornare a letto. Se è necessario è possibile ripetere questo processo. Nel tempo il condizionamento precedentemente sviluppato verrà eliminato;
  • L’igiene del sonno implica invece, l’uso di linee guida per creare condizioni migliori per il sonno. Un esempio potrebbe essere evitare la caffeina nel corso della giornata;
  • il training di rilassamento riduce l’attivazione autonomica (ovvero, stress rilassamento e tensione muscolare) e cognitiva (ovvero, pensieri intrusivi) che interferisce con il sonno: le tecniche utilizzate sono per esempio il rilassamento muscolare progressivo, la meditazione, la visualizzazione.