Studio di Estetica Cognitiva alla Biennale di Venezia 2017

Studio di Estetica Cognitiva alla Biennale di Venezia 2017

Creatività e Engagement

Un qualsiasi artefatto nel momento in cui viene contemplato ha un potente impatto cognitivo e sociale. Lo stesso artista comunica tramite l’arte, sia emozioni sia significati.

Per approfondire i significati impliciti ed espliciti dell’opera d’arte, ho sviluppato la ricerca di estetica cognitiva dell’opera “Mama Say Make I Dey Go, She Dey My Back” di Jelili Atiku alla Biennale di Venezia 2017” a cui ho avuto l’immenso piacere di partecipare all’Arsenale, a Maggio
2017.

La ricerca è intitolata: Oltre la performance artistica: L’esperienza e la pervasività dell’arte. Studio di Estetica Cognitiva a metodologia mista dell’opera “Mama Say Make I Dey Go, She Dey My Back” di Jelili Atiku alla Biennale di Venezia 2017”, e ha lo scopo di studiare la fruizione di significati ed emozioni tra colui che contempla l’artefatto (pubblico) e l’artista in un contesto sociale complesso, unico ed esclusivo quale La Biennale di Venezia.
Elemento chiave è lo studio della pervasività dell’arte nella vita delle persone: quando resta di ciò che è stato fruito durante la performance artistica? 

Utilizzando un approccio mixed-method (“approccio misto”: qualitativo e quantitativo) [1], la ricerca ha lo scopo di individuare i processi affettivo-cognitivi che presiedono la relazione tra artista-artefatto- individuo e testarne la permanenza nella vita dei fruitori.

Obiettivo specifico è indagare:

  •  l’esperienza di creazione e di interazione con l’artefatto da parte dell’artista
  • l’interazione con l’artefatto artistico da parte del pubblico coinvolto
  •  l’impatto dell’esperienza artistica nella vita dei partecipanti a distanza di tempo (Follow-up
    a 6 mesi).

Data la complessità della tematica, l’approccio a metodologia mista (i.e., “mixed-method”) risulta il più appropriato grazie ai gradi di libertà che offre per cogliere tutte le sfumature che caratterizzano una relazione articolata e delicata come quella tra opera, fruitore e artista.

Di particolare rilevanza è lo studio del mantenimento degli effetti di tale interazione nel tempo nella vita dei fruitori (i.e., follow up). A questo proposito, la presente ricerca si compone di una parte squisitamente qualitativa svolta secondo un approccio fenomenologico-ermeneutico (il quale mira a cogliere i significati più profondi di un’esperienza specifica) e di una quantitativa che permetterebbe di testare l’impatto del coinvolgimento artistico tra opera-fruitore- artista nella vita dei fruitori stessi, e la durata degli effetti dell’esperienza artistica a distanza di 6 mesi dalla sua fruizione.

LA ricerca è stata sviluppata con l’artista JELILI ATIKU e la collaborazione della Dott.ssa Alice Chirico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ed è uno studio MIXED METHOD applicato alla fruizione dell’arte e all’engagement del pubblico.

Disegno della ricerca

Lo studio comprende una sezione preliminare per investigare l’esperienza artistica dell’opera “Mama Say Make I Dey Go, She Dey My Back” di Jelili Atiku da parte dell’artista, già svolta nella fase propedeutica alla ricerca mixed method, che ha coinvolto direttamente l’artista e ha visto la mia partecipazione attiva sul campo durante la performance “Mama Say Make I Dey Go, She Dey My Back” di Jelili Atiku alla Biennale di Venezia. L’obiettivo è comprendere i significati che si celano dietro l’opera d’arte e che l’artista ha voluto trasmettere ai suoi potenziali fruitori.

Lo strumento impiegato è stato un intervista fenomenologica in profondità [2-4] analizzata secondo una metodologia ermeneutica, mirata ad analizzare gli aspetti più impliciti e celati dell’esperienza dell’artista.

L’esperienza di interazione con l’opera “Mama Say Make I Dey Go, She Dey My Back” da parte dei fruitori partecipanti è valutata con metodo misto, sia quantitativo che qualitativo.

L’esperienza di fruizione artistica vissuta durante la performance alla Biennale di Venezia 2017 e l’elaborazione emotiva e cognitiva sono approfondite con interviste in profondità condotte tramite una metodologia fenomenologica- ermeneutica, rivolte alle partecipanti si focalizzeranno sia sui resoconti verbali dei partecipanti sia sui dati osservativi.

La fenomenologia ermeneutica esplora i significati creati all’interno dell’esperienza artistica vissuta dai partecipanti [9]. Questo metodo permette di cogliere gli elementi di ambiguità e di ricchezza delle esperienze che “rompono” il nomale flusso della nostra esperienza.

L’obiettivo sarà ricostruire i macro-temi di significato alla base dell’esperienza artistica dei fruitori e come hanno elaborato tale esperienza nelle loro pensare e sentire.

Link:
La performance alla Biennale di Venezia, 2017: https://www.youtube.com/watch?v=HksbgVJ5KuE
La Tavola aperta con l’artista Jelili Atiku: https://www.youtube.com/watch?v=MgIDD9w6g_Y
La Biennale d’Arte di Venezia, 2017: http://www.labiennale.org/it/arte/2017

Bibliografia:
1. Creswell, J.W. and V.L.P. Clark, Designing and conducting mixed methods research. 2007.
2. Quinn, C. and L. Clare, Interpretive phenomenological analysis. Nursing research: Designs and methods, 2008:
p. 375-384.
3. Smith, J.A., Beyond the divide between cognition and discourse: Using interpretative phenomenological
analysis in health psychology. Psychology and health, 1996. 11(2): p. 261-271.
4. Smith, N., Phenomenology of Pregnancy: A Cure for Philosophy? 2016.
5. Watson, D., L.A. Clark, and A. Tellegen, Development and validation of brief measures of positive and negative
affect: the PANAS scales. Journal of personality and social psychology, 1988. 54(6): p. 1063.
6. Jackson, S.A. and H.W. Marsh, Development and validation of a scale to measure optimal experience: The
Flow State Scale. Journal of sport and exercise psychology, 1996. 18: p. 17-35.
7. Diana, B., et al., La validazione italiana della Flow State Scale – FSS., in Flow, benessere e prestazione
eccellente. Dai modelli teorici alle applicazioni nello sport e in azienda, M. Muzio, G. Riva, and L. Argenton,
Editors. 2012, FrancoAngeli. p. 123-142.
8. Reichheld, F.F., The one number you need to grow. Harvard business review, 2003. 81(12): p. 46-55.
9. Gadamer, H.-G., Hermeneutics and social science. Cultural hermeneutics, 1975. 2(4): p. 307-316.